Perché Ann the loser

Ann in piscina Ann the loser

Perché Ann the loser? Cosa vuol dire? Perché ho scelto questo nome per il mio brand?

C’è una cosa che racconto soltanto alle persone a cui tengo. Ann The Loser non è un nome ironico. Non è una trovata di marketing. Non è nemmeno una posa autoironica.

“È il soprannome che mi hanno dato da adolescente. Per prendermi in giro.”

Sì. “Loser”. Sfigata. Quella strana. Quella che non è abbastanza. E per anni ci ho creduto. Mi sono sentita una nullità, invisibile e insignificante. per anni ho creduto di non poter combinare niente di buono nella vita, ma poi ho capito.

Quando “loser” diventa un’etichetta

L’adolescenza è quel periodo in cui ogni parola pesa il doppio. Ogni sguardo è una sentenza. Ogni risata sembra contro di te. Io non ero la più popolare, tutt’altro.

Non ero la più magra.
Non ero la più sicura.
Non ero quella fortunata a cui andava sempre bene.

E quando qualcuno ha iniziato a chiamarmi Ann the loser, la cosa ha attecchito.

“Perché il problema non è quello che ti dicono. È quando inizi a dirlo tu a te stessa.”

Il momento in cui ho capito

Quando mia madre si è rispostata, sulla mia strada h incrociato il mio patrigno. Lui, si può dire, mi abbia salvato la vita credendo in me, un’adolescente complessata. Mi domandato cosa volessi fare nella vita e quello è stato il momento in cui tutto è cambiato. Ho scoperto qual era la cosa che più mi sarebbe piaciuto fare e andare avanti.

Giorno dopo giorno ho iniziato a sentirmi meglio, a recuperare fiducia in me stessa e mi sono chiesta:

“E se quella parola non fosse una condanna… ma una cicatrice?”

E se fosse il simbolo di tutte le volte in cui mi sono sentita fuori posto? Di tutte le volte in cui ho fallito? Di tutte le volte in cui mi sono rialzata senza che nessuno lo vedesse?

Ho capito che “loser” significava perdente soltanto se io volevo che fosse così.

Ann the loser e caffetteria 1

Perché ho deciso di tenerlo

Avrei potuto scegliere un nome elegante, qualcosa di evocativo, magari anche esotico o ridondante. Invece no. Ho scelto Ann the loser dandogli una connotazione motivazionale. Potente. Per chi vuole comprenderlo. È ciò che mi ha fatto più male, ma che poi è diventato il mio successo più grande.

Perché trasformare una ferita in un brand è l’atto più radicale che puoi fare.

Chiamarmi Ann The Loser è il mio modo di dire che non mi vergogno di chi ero, che non cancello la ragazza insicura che sono stata e non devo dimostrare niente a chi mi ha etichettata.

E soprattutto che:

“Non siamo deboli perché veniamo presi in giro. Siamo forti perché nonostante tutto siamo ancora qui.

Anche tu sei stata “loser” almeno una volta

Se ti sei sentita almeno una volta:

  • indietro rispetto agli altri,
  • troppo diversa,
  • non abbastanza bella,
  • non abbastanza intelligente,
  • non abbastanza sicura.

Allora sì. Anche tu sei stata una “loser”. E sai qual è la verità? È una fase quasi obbligatoria che in un modo o nell’altro attraversiamo tutti. Volenti o nolenti. Perché per diventare la versione migliore di noi stessi, la versione più forte di noi stessi, dobbiamo superare le nostre fragilità

Il problema non è sentirsi perdenti.

Tutti abbiamo momenti in cui ci sentiamo fuori posto. Il punto è se ci lasciamo definire da quei momenti oppure no. Perché la verità, è che siamo noi a decidere chi essere, chi saremo. Bisogna soltanto deciderlo. E io l’ho fatto. Ad un certo punto ho deciso che non volevo continuare ad avere così poca stima di me, a sentirmi una perdente. Ho trasformato quella presa in giro nel mio più grande successo. E ne vado fiera.

Ann The Loser non è un insulto.
È una dichiarazione.

Se oggi ti senti indietro

Forse non lo sei davvero. Forse stai solo costruendo qualcosa che ancora non si vede e che devi avere il tempo di trasformare. Ogni impresa richiede tempo. L’inizio può essere difficile, così come la strada da percorrere, ma il finale… beh, quello può essere il tuo giorno migliore.

Ann the loser virtual cafè

La verità che nessuno ti dice

Essere stati “loser” ci dà dei vantaggi:

  • sai cosa significa sentirsi esclusa,
  • sai cosa significa non essere scelta,
  • sai cosa significa voler dimostrare qualcosa.

Perché questo blog esiste

Questo spazio è per chi si sente imperfetta, per chi sta ricominciando, per chi sente il bisogno di creare qualcosa di suo, ma anche per chi non vuole più vergognarsi di sè stesso.

“Qui non celebriamo la perfezione.
Celebriamo la trasformazione.

Se ti sei sentita una “loser”, ti faccio una domanda:

“E se fosse solo il primo capitolo?”

Scrivimi nei commenti qual è stata l’etichetta che ti ha fatto più male. Magari è proprio da lì che inizierà la tua rinascita.

Ann the loser commenti

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